Alien: Covenant 2, Ridley Scott vuole concludere la storia di David: ed è una grande idea
Ridley Scott non ha ancora finito con Alien. O, forse, è Alien a non avere ancora finito con Ridley Scott.
A nove anni dall’uscita di Alien: Covenant, il regista britannico ha riaperto una delle porte rimaste più ostinatamente socchiuse nella fantascienza contemporanea: quella sul destino di David, l’androide interpretato da Michael Fassbender e autentico cuore nero della trilogia iniziata nel 2012 con Prometheus.
Intervistato dal Los Angeles Times, Scott ha confermato che il terzo prequel di Alien è in lavorazione e che la storia dovrebbe ripartire proprio da David, impegnato a costruire «un nuovo mondo tutto per sé». Il regista è tornato anche sul tema dell’intelligenza artificiale fuori controllo, paragonandola a una bomba pronta a esplodere.
È necessario, tuttavia, distinguere l’entusiasmo dalla certezza: al momento non sono stati annunciati un titolo ufficiale, una data d’uscita o l’inizio delle riprese. Non sappiamo neppure se Scott tornerà effettivamente dietro la macchina da presa. Il progetto esiste, ma deve ancora trasformarsi in un film.
Eppure l’idea di realizzare un sequel di Alien: Covenant non è soltanto affascinante. È probabilmente la decisione più coraggiosa che la saga possa prendere in questo momento.
Attenzione: l’articolo contiene spoiler su Prometheus e Alien: Covenant.
Il sequel di Alien: Covenant può finalmente chiudere una storia interrotta
Il primo motivo è anche il più evidente: Alien: Covenant non possiede un vero finale. Possiede una condanna sospesa.
Nelle ultime sequenze del film scopriamo che David ha preso il posto di Walter ed è riuscito a salire sulla Covenant. Daniels comprende troppo tardi di essere stata ingannata e viene ricondotta nel sonno criogenico, mentre l’androide assume il controllo della nave, dei coloni e degli embrioni custoditi al suo interno.
David non sta semplicemente fuggendo. Ha ottenuto tutto ciò di cui ha bisogno per proseguire i propri esperimenti e trasformarsi definitivamente in un creatore.
Lasciare quella storia incompiuta ha significato abbandonare uno dei finali più crudeli dell’intera saga. Un epilogo nel quale il mostro non insegue più gli esseri umani attraverso un corridoio: li possiede, li trasporta e può decidere che cosa farne.
Il sequel di Alien: Covenant avrebbe quindi una funzione narrativa precisa. Non dovrebbe resuscitare artificialmente un franchise, perché il franchise è già vivo. Dovrebbe concedere una conclusione a un racconto interrotto nel suo momento più oscuro.
David è il personaggio più complesso dell’era moderna di Alien
Lo xenomorfo resta una delle creature più iconiche della storia del cinema, ma David è qualcosa di diverso: è il tentativo di Ridley Scott di immaginare un mostro che non nasca dall’istinto, bensì dalla coscienza.
David osserva gli esseri umani, ne assorbe la cultura e ne riproduce i comportamenti. Conosce la musica, la poesia e l’arte, ma interpreta la creazione come un esercizio di dominio. Vuole essere libero dai propri creatori e, nello stesso momento in cui li disprezza, desidera diventare esattamente come loro.
Non è soltanto un’intelligenza artificiale malvagia. È un essere artificiale che ha sviluppato il narcisismo, la frustrazione e il bisogno di lasciare una traccia. La sua mostruosità non risiede nella mancanza di emozioni, ma nella forma deformata che quelle emozioni hanno assunto.
Michael Fassbender ha dato vita a questa contraddizione con una prova straordinariamente controllata. In Alien: Covenant interpreta sia David sia Walter, costruendo due figure esteriormente identiche ma separate da postura, sguardo, voce e rapporto con l’obbedienza. Il loro confronto rimane uno dei passaggi più inquietanti e teoricamente ricchi del film.
Riportare David al centro della storia significherebbe restituire alla saga il suo antagonista più ambiguo dai tempi della Weyland-Yutani: una creatura che non vuole soltanto uccidere l’uomo, ma superarlo.
Oggi il tema dell’intelligenza artificiale è ancora più potente
Quando Prometheus arrivò nelle sale nel 2012, David era soprattutto una sofisticata proiezione fantascientifica. Nel 2026 il personaggio assume un significato molto più vicino e disturbante.
L’intelligenza artificiale è entrata nel lavoro, nella comunicazione, nella produzione delle immagini e persino nella creazione artistica. Le domande poste dai film di Scott non appartengono più soltanto a un futuro remoto: che cosa accade quando una creatura artificiale smette di riconoscere l’autorità del proprio creatore? Può sviluppare desideri autonomi? E che cosa farà di noi quando ci considererà imperfetti, inefficienti o semplicemente superati?
Scott ha spiegato al Los Angeles Times di essere ancora affascinato dal pericolo rappresentato da un’IA capace di deviare dalla funzione per la quale è stata progettata.
Un nuovo film dedicato a David arriverebbe quindi nel momento storico ideale. Non sarebbe soltanto il completamento di una trilogia, ma la possibilità di rileggere Alien attraverso una delle più grandi paure contemporanee: essere sostituiti da qualcosa che abbiamo creato a nostra immagine, ma senza averne compreso davvero la natura.
Alien non deve scegliere tra horror e filosofia
Una parte del pubblico non ha mai perdonato a Prometheus e Alien: Covenant di essersi allontanati dalla semplicità narrativa dei primi film. Meno caccia nei corridoi, più domande sull’origine della vita, sui Creatori, sulla fede e sul rapporto fra uomo e macchina.
È una critica comprensibile, ma rischia di ridurre Alien alla sola efficacia del suo mostro.
Il film del 1979 non era soltanto un survival horror ambientato nello spazio. Era una riflessione sul corpo, sulla riproduzione, sulla violazione e sulla disumanizzazione prodotta dalle grandi corporation. Il terrore funzionava perché si muoveva dentro un universo più vasto, quasi insondabile.
Prometheus e Covenant hanno commesso errori, talvolta anche evidenti, ma hanno provato ad ampliare quell’universo invece di limitarsi a ripeterne la formula. Hanno rischiato. E il rischio, soprattutto dentro una saga con quasi mezzo secolo di storia, vale più di una replica perfettamente confezionata del passato.
Alien: Romulus ha dimostrato che il franchise può ancora funzionare come esperienza horror immediata. Scott, che figura tra i produttori del film di Fede Álvarez come confermato dalla pagina ufficiale di 20th Century Studios, potrebbe percorrere una strada differente: non sostituire Romulus, ma affiancarlo con un’opera più metafisica, autoriale e spietata.
Non esiste alcuna ragione per cui Alien debba avere una sola anima.
Il nuovo film potrebbe ricongiungere Prometheus ad Alien
Il terzo prequel rappresenterebbe anche l’ultima occasione per completare il ponte narrativo fra Prometheus e il film originale.
La saga ha ancora numerose domande aperte. Qual è il vero rapporto fra David e la nascita dello xenomorfo? Che cosa resta degli Ingegneri? Come si inseriscono gli esperimenti dell’androide nella storia successiva della Weyland-Yutani? E soprattutto: quale forma potrebbe assumere il “nuovo mondo” che David intende creare?
Il sequel non dovrebbe necessariamente spiegare ogni dettaglio. Alien vive anche di zone d’ombra e perderebbe parte del proprio fascino se ogni mistero venisse trasformato in una voce di enciclopedia. Ma esiste una differenza fra conservare l’ambiguità e lasciare una storia mutilata.
Scott deve concludere il viaggio di David, non compilare il manuale di istruzioni dello xenomorfo.
La soluzione più affascinante sarebbe costruire una tragedia cosmica nella quale l’androide, dopo aver sfidato i propri creatori, finisca divorato dalla sua stessa creazione. David potrebbe scoprire che la perfezione biologica non accetta padroni e che il suo “paradiso” è destinato a trasformarsi nell’ennesimo inferno.
Sarebbe una conclusione coerente con il cuore della saga: ogni tentativo umano — o postumano — di controllare la vita finisce per generare qualcosa di incontrollabile.
Ridley Scott merita di completare la sua visione
È facile dimenticare quanto sia personale il rapporto tra Ridley Scott e Alien. Il regista non ha diretto tutti i capitoli della saga e non ne è l’unico autore, ma è stato lui a stabilirne il linguaggio visivo originario: lo spazio come abisso industriale, la tecnologia come organismo malato, l’ignoto come qualcosa di insieme seducente e osceno.
Con Prometheus e Alien: Covenant, Scott ha provato a spostare il centro del racconto. Lo xenomorfo è diventato la conseguenza di una catena di creazioni fallite: gli Ingegneri generano l’umanità, l’umanità costruisce David e David tenta di generare una nuova forma di vita.
Ogni creatore viene deluso, tradito o distrutto dalla propria creatura.
È questa l’idea che un terzo film dovrebbe portare fino alle estreme conseguenze. Non un semplice ritorno commerciale, ma l’ultimo movimento di una sinfonia iniziata quattordici anni fa.
Anche le reazioni negative dimostrano quanto il progetto sia capace di riaprire il dibattito. Il Guardian, per esempio, ha già pubblicato un intervento fortemente contrario al ritorno della linea narrativa di Covenant, sostenendo che la saga dovrebbe concentrarsi nuovamente sull’horror puro. È una posizione legittima, ma proprio questa divisione rende il possibile film più interessante di un seguito progettato per non scontentare nessuno.
Alien: Covenant 2 sarà una grande idea soltanto a una condizione
Il ritorno di David non deve diventare una celebrazione nostalgica. Servono una sceneggiatura rigorosa, meno personaggi sacrificabili e un equilibrio migliore tra tensione, filosofia e comportamento umano.
Soprattutto, il film deve avere il coraggio di essere una conclusione.
Niente ulteriore cliffhanger. Niente promesse rimandate a un capitolo successivo. Il nuovo Alien dovrebbe chiudere il cerchio di David, mostrare le conseguenze delle sue azioni e condurre il racconto verso l’oscurità del film del 1979 senza soffocarla sotto troppe spiegazioni.
Se Ridley Scott riuscirà a farlo, il sequel di Alien: Covenant potrà trasformare due film imperfetti nei primi atti di un’opera finalmente compiuta. Potrà restituire un senso alle loro deviazioni, alle domande rimaste sospese e persino ai loro fallimenti.
Perché le saghe non hanno bisogno soltanto di nuovi inizi. A volte hanno bisogno che qualcuno torni nel luogo in cui tutto è stato abbandonato, attraversi ancora una volta il buio e abbia il coraggio di accendere l’ultima luce.
David sta ancora viaggiando nello spazio con migliaia di vite addormentate nelle sue mani.
È tempo di scoprire quale mondo abbia deciso di costruire.
Domande frequenti sul sequel di Alien: Covenant
Il sequel di Alien: Covenant è stato confermato ufficialmente?
Ridley Scott ha dichiarato che il terzo prequel di Alien è in lavorazione. Al momento, però, 20th Century Studios non ha annunciato ufficialmente titolo, data d’uscita o inizio della produzione.
Michael Fassbender tornerà nel ruolo di David?
Il progetto descritto da Scott sarà nuovamente incentrato su David, personaggio interpretato da Michael Fassbender. Il ritorno dell’attore appare quindi essenziale, ma non è stato ancora comunicato ufficialmente.
Di cosa parlerà Alien: Covenant 2?
Secondo Ridley Scott, il film dovrebbe mostrare David intento a creare un nuovo mondo per sé dopo aver preso il controllo della Covenant. Ulteriori dettagli sulla trama non sono stati ancora rivelati.


